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Il nome Vin Brusco è nella tradizione di San
Gimignano: era il vino bianco che i contadini si procuravano dai filari del
Chianti. Quando arrivava la vendemmia si raccoglievano per prime le uve
bianche, si pigiavano nel tino e se ne spillavava il mosto fiore per ottenere
il Vin Brusco. Solo dopo questa operazione si riprendeva il raccolto con
le uve rosse che andavano a mescolarsi con le bucce dei bianchi per fare il
vino rosso.
Le uve bianche erano, come da vecchio disciplinare del
Chianti, di Trebbiano e di Malvasia Bianca.
Il Trebbiano è il vitigno più tardivo tra i
quattro vitigni che si mescolavano nei vigneti del Chianti e quindi più
lento a maturare, ma si accettava così perché il tempo del
raccolto era unico ed in genere determinato dalla maturazione delle uve rosse.
La forte acidità da una parte conservava meglio il vino ma
dallaltra lo rendeva proprio Vin Brusco.
Dal 1966, cioè da quando la Vernaccia, diventata il
primo DOC dItalia, comincia a raccogliere tutte le attenzioni dei
Sangimignanesi e del mercato, il Vin Brusco viene messo in secondo
ordine e presto dimenticato.
Dal 1978 a Montenidoli torna in vita questo vino bianco,
macerato al freddo, vinificato a temperatura controllata e lasciato sui suoi
lieviti fino al momento della messa in bottiglia, col nome di VINBRUSCO.
Il VINBRUSCO di Montenidoli avrà molti estimatori:
primo tra tutti Franco Colombani che lo offriva anno dopo anno nel suo
Ristorante Il Sole di Maleo e che lo aveva scelto per accompagnare i
suoi menu storici.
GLI ABBINAMENTI: salumi ed affettati vari pesce in
scatola: tonno, sardine, acciughe, antipasti vari di pesce, carni o verdure,
funghi, asparagi bianchi, cervella, animelle, coniglio. Ottimo compagno dello
zafferano e di piatti della cucina orientale.
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