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Era la vendemmia 1989, dopo
unestate fredda e piena di pioggia le uve sui filari penzolavano assai
tristi, immature, piene dacqua: erano proprio malconce...
Che cosa fare di queste uve? I grappoli più compatti
vennero raccolti con cura e messi sui tralicci, tutte le uve ritenute sane
portate in cantina, svinate dopo breve macerazione con le bucce, rifermentate
con i chicchi appassiti sui graticci, secondo i vecchi sistemi del
governo alla toscana.
Il risultato fu un gran successo: un vino rosso rubino
scarico, profumato, leggero, fresco, di grande piacevolezza e di facile beva.
La sua gradazione raggiungeva appena i 12 gradi e ne faceva un vino
raccomandato ai più rigidi cultori delle diete e a tutti gli
astemi perseguitati dai fantasmi dellalcool.
Era necessario dargli un nome: e fu IL
GARRULO: un po dal garrire degli uccelli, che ricordano il felice
chiacchericcio che nasce tra i commensali, dopo qualche buon bicchiere bevuto
assieme, un po in onore del GARRULUS, luccellino
impertinente, che viene a passeggiare sui tetti di Montenidoli, durante
linverno.
Da quellanno non fu più possibile separarsi da
Il Garrulo che entrò a far parte ufficiale dei vini di Montenidoli: un
vino prodotto con le quattro viti tradizionali della Toscana, ovvero Trebbiano
Gentile, Malvasia del Chianti, Canaiolo e Sangiovese. Il Chianti di una volta,
che fa sorridere ancora.
 GLI ABBINAMENTI: tutti i piatti tipici italiani a base
di pomodoro, crauti e würstel alla bavarese, bouillabaisse alla
marsigliese, cacciucco alla livornese, pasticcio di melanzane alla napoletana,
zafferano alla pakistana, curry allindiana, chili alla messicana.
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