Il Chianti
Ho ricordi indimenticabli del sapore di quei grappoli che mi gustavo appollaiata su un ramo di nocione, quando andavo all'uva matura per dissetarmi, stanca di scorribande, nella selvaggia libertà estiva, durante le vacanze della mia adolescenza.
Quiescit Vitis in ulmo, vive indisturbata la vite sull'olmo, ma sono ormai rari, nella campagna toscana, i vecchi filari di chioppi ai quali si appoggiavano due o quattro viti, libere di esprimere tutto il loro vigore su per i rami del loro sostegno. Ed i grappoli numerosi erano ricchi di estratti e di zucchero perché le viti avevano tanta terra a disposizione e tanta aria e tanta luce per svilupparsi in libertà. Erano gli uvaggi del vecchio Chianti: Sangiovese, Canaiolo, Trebbiano, Malvasia: il famoso vino rosso della Toscana, che riempì il mondo con i fiaschi che lo contenevano.
Poi vennero i vigneti specializzati, arrivarono in Toscana nuovi cloni, nuovi vitigni d'oltralpe e le realtà si trasformarono rapidamente. La rivoluzione del gusto dovuta in parte a restrizioni alimentari, in parte a una nuova moda in cerca di estratto, di morbidezza, di sapori sempre più internazionali, ci lascia fatalmente sempre più immemori di quanto possono offrire i vitigni del vecchio Chianti, nei suoi diversi modi di vinificazione. I TRE VINI ROSSI DI MONTENIDOLI
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